Il ristorante

Flavio al Velavevodetto è un'osteria Romana con cucina nel cuore di Testaccio. Offre cucina tipica con piatti locali, in un ambiente confortevole. Il ristorante offre un ampio spazio esterno coperto, dove in estate si può pranzare e cenare in un ambiente simpatico.

 

Sbirciate il nostro MENU'! (la disponibilità dei piatti elencati dipende dalla reperibilità sul mercato delle materie prime e della loro stagionalità. Tutte le nostre carni provengono da azienda agricola biologica.)

 

(siamo aperti a pranzo e cena nel periodo invernale (ottobre/marzo) e chiusi la domenica sera nel periodo estivo (giugno/settembre) chiusi a pranzo il sabato e la domenica)

 

Il cuore più antico di Roma è il Testaccio: oggi è famoso per essere un quartiere suggestivo, prossimo all'Ostiense, ricco di ritrovi notturni realizzati in caratteristici vani nel tufo.

 

Quello che lo dota di grande fascino è il Monte omonimo, detto anche Monte dei cocci, alto cinquattaquattro metri sul livello del mare e interamente realizzato, nella sua tipica struttura a gradoni, con resti (cocci, appunto) di anfore e recipienti antichi, risalenti a epoca romana.

Sull'origine del Monte molto si è discusso: alcuni lo hanno inteso come un antico deposito di laterizi ed affini, altri lo hanno considerato l'accumulo del materiale che venne portato via da Roma dopo la distruzione causata dall'incendio appiccato da Nerone, altri ancora come un luogo adibito all'accumulo dei materiali funerari che andavano distrutti nella vicina necropoli dell'Ostiense.

 

La versione storicamente accreditata vede invece nel Monte dei cocci un deposito di anfore olearie, provenienti dall'Africa: gli studiosi divergono però sulla funzione di queste anfore, essendoci chi le considera i resti di quelle che venivano scaricate dal vicino porto sul Tevere, destinate alla vendita nei mercati, e chi invece ritiene che siano quelle inviate a Roma dalle provincie imperiali, a titolo di tributo che veniva pagato all'erario romano.

 

In questo ultimo senso è, ad esempio, lo storico Arturo Graaf, che nel 1882, nella sua traduzione del Libro Imperiale, dava atto del fatto che i "tributi venivano a Roma in vasi di terra invetriati chon diversi cholori, et questo provvidono e romani per fare di ciò perpetua memoria, perchè come el tributo era giunto a Roma gittavano et rompevano il vaso in uno luogo di che apare uno grandissimo monte...".

 

Fatto sta che il deposito dei cocci è stato effettuato con inusitata precisione, e che tra uno strato e l'altro le maestranze romane inserivano una buona dose di calce viva, per impedire ai residui dell'olio contenuto nei resti delle anfore di fermentare e di emanare quindi non solo cattivo odore, ma anche e soprattutto germi potenzialmente patogeni.

 

La discarica venne usata fino al III secolo: poi, si iniziò a scavare ai lati della collina dei piccoli anfratti adibiti a stalle, i quali sono gli antenati delle piccole casupole che oggi, come si diceva, ospitano locali e centri di ritrovo.

 

La zona divenne ben presto luogo ricco di osterie, ideale per il bivacco e lo svago: nel medioevo si celebrava in zona il carnevale romano, con giochi anche violenti e brutali, soprattutto ai danni degli animali.

 

Dal XV secolo il carnevale non si celebrò più a Testaccio, ma nella Via Lata per volontà di Papa Paolo II: il Monte dei cocci divenne allora il luogo in cui si celebrava solennemente la via crucis di Gesù, con una processione che lo risaliva fino alla sommità, utilizzandolo come naturale raffigurazione del Golgota. Proprio per questo i romani conficcarono sulla cima della collina una croce, che è ancora lì oggi e che testimonia l'antica usanza.

FLAVIO AL VELAVEVODETTO